
L’esperimento continua
L’«appartamento stregato»
La storia di Stone Oven House è iniziata molto prima che il progetto avesse un indirizzo stabile. Un possibile punto di partenza è Shanghai, in un appartamento soprannominato l’«appartamento stregato», in omaggio a Bulgakov. Trasferitosi in città, l’artista Sergey Balovin cominciò a invitare persone a casa con dei doni, offrendo ritratti in cambio. Il suo studio, con la terrazza sui tetti della città, divenne un luogo d’incontro con un proprio seguito, comparendo in servizi televisivi e riviste. Quasi tutti gli arredi erano regali; nel frigorifero c’erano cibo e vino ricevuti in cambio di ritratti. Artisti, musicisti, viaggiatori e celebrità varcavano la sua porta.
Quello che era iniziato come un gioco trovò presto un nome: In Kind Exchange. Non c’era un prezzo concordato. L’artista offriva qualcosa che sapeva fare; l’altra persona offriva qualcosa che possedeva e desiderava condividere. A differenza del baratto basato sull’equivalenza del valore attribuito a due cose, era uno scambio di doni senza cartellini del prezzo. Il punto non era soltanto procurarsi beni senza denaro. Togliere il prezzo negoziato cambiava l’incontro stesso: una persona offriva il proprio lavoro, l’altra sceglieva come rispondere, e il prezzo di mercato cessava di essere l’unica misura del valore.

Dall’appartamento al mondo
Nel 2012 il progetto entrò in un contesto molto diverso. Sergey ottenne una residenza di sei mesi allo Swatch Art Peace Hotel, uno spazio artistico internazionale in un edificio storico nel centro di Shanghai. Lì proseguì In Kind Exchange e ne preparò la tappa successiva. Tra chi visitò il suo studio c’era Johann Schneider-Ammann, allora membro del Consiglio federale svizzero e ministro dell’economia, che posò per un ritratto durante una visita ufficiale in Cina. Nel 2016 sarebbe diventato presidente della Confederazione Svizzera.
Il contrasto fra l’«appartamento stregato» e lo Swatch Art Peace Hotel era significativo. Il progetto non è mai stato uno studio della povertà o della rinuncia. Uno scambio poteva portare a un materasso nell’appartamento di qualcuno, a un albergo di lusso o a una cena in un buon ristorante. La domanda non era come fare a meno della qualità, ma come il contatto umano potesse aprire le porte di mondi molto diversi senza fissare un prezzo in anticipo.
Nel 2013 Sergey lasciò Shanghai per un giro del mondo senza portafoglio, con l’intenzione di pagarsi il viaggio con i disegni. Per diciassette mesi e attraverso trentasei paesi, i ritratti gli procurarono cibo, alloggio e trasporti. Il giro del mondo finì, ma i viaggi attraverso In Kind Exchange continuarono. Lo riportarono in Italia, dove nel 2015 incontrò Claudia Beccato.

Il viaggio come scuola di ospitalità
Viaggiare divenne gradualmente qualcosa di più di una prova della possibilità di vivere senza denaro. Sergey soggiornava non soltanto negli alberghi ma soprattutto nelle case altrui, incontrando culture e idee diverse sul comfort, la riservatezza, la generosità e il rapporto fra chi ospita e chi è ospitato. Prendeva forma un secondo esperimento, molto più lungo: un’esplorazione dell’ospitalità.
Di cosa ha bisogno una persona lontana da casa? Perché un luogo rimane soltanto un letto comodo per la notte, mentre un altro si ricorda anni dopo? Come si diventa buoni ospiti, o si accoglie qualcuno con cura senza limitarne la libertà? Cosa rende una casa un luogo in cui sentirsi a casa? L’esperienza dietro queste domande sarebbe diventata una delle basi di Stone Oven House.
Claudia entrò quasi subito a far parte di In Kind Exchange. Continuarono a viaggiare insieme e l’esperimento di un artista divenne il progetto condiviso Balovin & Beccato. I loro viaggi non erano un rifiuto ascetico della bella vita. Gli scambi potevano significare autostop e notti in casa di sconosciuti, ma anche splendidi alberghi, buon vino e cene romantiche in ristoranti stellati Michelin. Fare a meno del denaro non significava rinunciare alla qualità, alla bellezza o al piacere: cambiava il modo di raggiungerli.
Nel 2016 anche il loro matrimonio in Montenegro entrò nell’esperimento. Era legato alla mostra The Wedding [as it should be] presso Dukley European Art Community. Gli elementi consueti di un matrimonio — il pranzo, i fiori, la torta, i trasporti e le decorazioni — furono ottenuti attraverso In Kind Exchange o divennero parte dell’opera stessa. Cominciava a emergere un’altra domanda: se lo scambio poteva sostenere viaggi, eventi e una vita insieme, poteva anche creare un luogo stabile?

La prima Stone Oven House
Nel 2017 Sergey e Claudia si rivolsero ai proprietari di una cascina vuota a Rorà con una proposta insolita: avrebbero restaurato e curato la casa in cambio della possibilità di usarla. I lavori alla prima Stone Oven House portarono la logica di In Kind Exchange nell’architettura. Amici e artisti aiutarono nelle riparazioni, portarono oggetti e materiali e parteciparono alla vita del luogo.
La casa ospitò mostre, concerti, cene condivise e residenze artistiche. Chi arrivava per aiutare a restaurarla diventava spesso sia collaboratore sia uno dei suoi primi abitanti. Anziché concludere l’esperimento, la casa gli diede un’altra forma.
Il restauro della vicina proprietà storica di Vernarèa iniziò nel 2018. Dal 2020 divenne la sede principale di Stone Oven House, con più stanze, un antico fienile, un forno in pietra, studi, spazi per mostre e spettacoli e ampi terreni. Nello stesso tempo cominciò a emergere la storia del luogo stesso.
Durante la Seconda guerra mondiale, la famiglia Pavarin aveva accolto qui lo scultore ebreo Roberto Terracini con la moglie e la figlia. Altri legami riportavano alla storia di Rorà, al primo insediamento su questo versante, alla scomparsa chiesa di San Nicolao e al passato valdese della valle. Un progetto contemporaneo nato da viaggi, scambi e fiducia si era ritrovato in una casa e in un paesaggio dove libertà, rifugio e aiuto reciproco contavano da molto prima. Nessuno aveva previsto quel parallelo: fu scoperto qui.

Scultura sociale
Stone Oven House non è mai rientrata del tutto nella definizione di residenza artistica. Qui si incontrano artisti, abitanti del luogo, musicisti, viaggiatori e famiglie di età, professioni, lingue e paesi diversi. Persone che altrimenti forse non si sarebbero mai conosciute possono ritrovarsi allo stesso tavolo. Qualcuno definì una volta questo tipo di progetto una scultura sociale. La descrizione sembrava giusta: i suoi materiali non sono soltanto edifici, legno, pietra e opere d’arte, ma i rapporti fra le persone.
Negli anni migliaia di persone hanno partecipato a In Kind Exchange; i resoconti pubblicati parlano di circa ottomila. I loro ritratti e le storie che li accompagnano hanno viaggiato in molti paesi. Per Sergey e Claudia, la vita resa possibile dal progetto — incontri, viaggi e possibilità inattese — ha sempre contato più della sua storia espositiva. Stone Oven House è nata da una di quelle possibilità.

Una casa come rifugio
Col tempo la storia del progetto si è incrociata ancora una volta con quella dell’edificio. Stone Oven House ha accolto persone che avevano bisogno di una casa temporanea per ragioni diverse dal viaggio, fra cui persone costrette a lasciare l’Ucraina dopo lo scoppio della guerra. È entrata anche nella rete internazionale Artists at Risk, ospitando artisti e operatori culturali che avevano bisogno di un luogo sicuro in cui vivere e continuare il proprio lavoro.
A Vernarèa questo ruolo ha una risonanza particolare: decenni prima la stessa casa aveva dato riparo alla famiglia di Roberto Terracini. Sono epoche e circostanze diverse, e sarebbe sbagliato fonderle in un’unica leggenda. Eppure il filo che ritorna è difficile da ignorare: ancora una volta la casa offre un luogo in cui fermarsi quando si è lontani dalla propria.
Oggi Stone Oven House è il nome sia del luogo sia del più ampio progetto culturale. Comprende una residenza artistica, mostre, concerti, incontri e i programmi dell’associazione, accanto alla vita familiare di Balovin & Beccato. La sua vita va ben oltre gli alloggi offerti qui.
Stone Oven Stay è il progetto di ospitalità inserito in questo contesto, con una propria responsabilità per gli alloggi e l’esperienza del soggiorno. È il progetto con cui entrate in contatto prenotando una camera o la guesthouse su questo sito. Non occorre partecipare a una residenza artistica per venire come ospiti. Entrate in un luogo che esisteva prima di offrire alloggio e che continua ad avere attorno a sé una vita molto più ampia.

Prezzo e valore
Stone Oven Stay non cancella la storia di In Kind Exchange. Rende invece particolarmente chiara la distinzione fra prezzo e valore. Una casa storica richiede restauro continuo, riscaldamento, manutenzione e lavoro professionale. Anche i progetti culturali e le residenze hanno bisogno di risorse. Il denaro è una parte necessaria di questo sistema.
Ma molto di ciò che le persone apprezzano di Stone Oven House non si sarebbe potuto semplicemente ordinare e comprare. Gli interni si sono formati nel corso degli anni. Vecchi oggetti hanno trovato nuovi usi; le opere sono rimaste dopo la partenza dei loro autori; le cose sono arrivate da paesi diversi. Il modo di accogliere è cresciuto attraverso anni di viaggi e di vita nelle case altrui. Costruire le relazioni attorno a questo luogo ha richiesto più tempo di qualsiasi ristrutturazione. Si può comprare un vecchio edificio, mobili costosi e buona arte. È più difficile comprare la storia che li unisce. Stone Oven House è stata composta da tesori raccolti pezzo dopo pezzo.

L’esperimento continua
In Kind Exchange si chiedeva un tempo cosa sarebbe successo togliendo temporaneamente il denaro dal rapporto di un artista con il mondo. Col tempo la domanda si è ampliata. Oggi Stone Oven House esplora ciò che un luogo può diventare quando il suo valore nasce da architettura e arte, lavoro professionale e doni, comfort e memoria, denaro e partecipazione umana.




